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p2p: bello e possibile?

moneytransfer1Entro nella mia app home banking, vado nella funzione di trasferimento denaro p2p (person to person), apro la mia rubrica che contiene 2.264 contatti e scopro che solo 59 di questi sono abilitati a ricevere somme attraverso questo sistema.

Mi spiego meglio: 23 gruppi bancari (più altri 12 in arrivo) permettono l’invio il trasferimento di somme di denaro tramite smartphone, scegliendo il destinatario dalla propria rubrica. Bellissimo. Il sistema è realizzato da SIA e si chiama Jiffy. Le banche lo integrano nelle proprie piattaforme e non importa su quale banca tu abbia il conto: se vuoi mandare dei soldi a un amico che ha, per esempio, Unicredit e tu invece sei su UBI o Intesa Sanpaolo, sempre per fare esempi,  attraverso Jiffy puoi farlo, in tempo zero a costo zero. Ripeto, bellissimo. Provateci.

Il punto è: quanti dei tuoi contatti lo sanno? Quanti lo hanno attivato? Nel mio caso pochissimi. E si tratta di una rubrica non comune, perché lavorando nel campo dei pagamenti mi aspetto di avere registrato dei contatti “evoluti” e invece scopro che solo il 2,6% di questi è pronto per ricevere somme attraverso il sistema di SIA.

Perché il p2p fa così fatica a decollare? Perché l’integrazione di Jiffy sulle piattaforme mobile è spesso farraginosa? Perché è così assente la comunicazione di questa rivoluzione copernicana? Attendiamo le nuove versioni di home-banking di Intesa Sanpaolo e di Unicredit per vedere se questa funzione verrà valorizzata come merita. Intanto UBI è la prima banca che permetterà questo sistema anche per i pagamenti nei negozi. Ma un’altra domanda merita di essere fatta: perché la stessa SIA non supporta il proprio gioiello Jiffy con una bella azione di comunicazione, magari rivolta proprio ai consumatori e magari spiegando quanto sia utile, economico e socialmente utile il proprio strumento?