Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
©credits

Diventiamo tutti “preoccupati ma ottimisti”

Vi ricordate quando si fumava in ufficio, al bar o al ristorante? Oddio, si: una volta si fumava anche al cinema. E vi ricordate quando abbiamo cominciato a fare i conti con il concetto di privacy? Si parla spesso di grandi cambiamenti avvenuti grazie all’innovazione, più raramente di quelli culturali per volontà di persone innovative.
Verrà un giorno, tra poco, in cui il portafoglio sarà solo un ricordo perché delegheremo i pagamenti al nostro smartphone e questo sarà possibile perché potremo pagare ovunque attraverso la moneta elettronica. E verrà il giorno, tra poco, che questo sarà possibile anche in tutti gli uffici della pubblica amministrazione, in quelle stanze dove sembra di essere ancora negli anni 50, dove gli impiegati usano ancora la spugnetta per attaccare i bolli, il ditale di gomma per sfogliare i plichi di carta e dove la macchina da scrivere sta lì, non si sa mai.
Digitalizzare l’Italia è un lavoro titanico e mica solo perché le infrastrutture sono inadeguate ma soprattutto perché la nostra cultura è la principale barriera.
Ho sentito tantissime polemiche intorno alla nomina di Diego Piacentini a Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, ma non ne capisco il motivo. Non ci piace avere un esperto di fama mondiale in materia digitale che lavori per il Paese e per di più gratis? Non ci piacciono procedure rapide e facili per la scelta del suo team di lavoro? Non ci piace vedere che tanti cittadini con un proprio percorso professionale più che consolidato disponibili a questa sfida? E soprattutto davvero non ci piace vedere che è finita la fase dei proclami, dei campioni, del digital nothing?
A me questa cosa di essere preoccupato ma ottimista non dispiace per niente.