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Virginia, i simboli sono importanti!

Poche ora fa Virginia Raggi ha pubblicato un video su Facebook nel quale taglia la sua MasterCard da Sindaco. Motivo: “inaugurare una nuova stagione di lotta agli sprechi, risparmio ed efficientamento (Devoto Oli solo nel 2003 ha ceduto all’orrore di questa parola, ndr)”. Un amico mi scrive questa mattina chiedendomi se non mi sono venuti i brividi nel guardare il video, conoscendo le mie battaglie per la diffusione della moneta elettronica, ma tranquillizzandomi: è solo un gesto simbolico.
A me però, anche se fa molto piacere che la Raggi tagli le spese, girano molto le scatole vedere come si siano persi i fondamentali perché, parafrasando Moretti, se le parole sono importanti, i simboli ancora di più e non è una scoperta degli esperti di neuromarketing, ma qualcosa di estremamente antico.
Quindi se la Sindaca pentastellata mette in piedi un teatrino per una dimostrazione simbolica distruggendo uno strumento di grande innovazione, risparmio, tutela della sicurezza e della legalità come la carta di pagamento, per spiegare ai cittadini che in realtà sta difendendo proprio quei valori, bhè non dico le elementari, ma almeno il liceo forse è il caso di rifarlo daccapo.
Cioè: i simboli sono segni che hanno lo scopo di significare altro visto che siamo capaci, come esseri umani, di fornire alle cose un significato non necessariamente legato a quello che percepiamo con i sensi. I simboli sono potenti, capaci di intervenire psicologicamente in un processo di manipolazione e persuasione molto efficace se si vuole influenzare il giudizio sulle cose. E’ cosa nota a chi tratta materiale molto delicato come religione, politica e derivati vari come titolari di sette e dittature.

Diamo un “taglio netto al passato”, dice la Sindaca inforcando le forbici per tranciare in due la finta carta di credito. Un taglio al passato con un gesto medievale, mortificando quello strumento che se fosse l’unico utilizzato proprio da chi gestisce la Cosa Pubblica, non si vedrebbero più squallide mazzette girare sotto i tavoli dei baretti di borgata. Vorrei ricordare che a Roma, la capitale non solo d’Italia ma della cultura di tutto il mondo e principale meta turistica esiste un Museo, quello di Castel Sant’Angelo, che ha una bella targa incorniciata nell’ottone con scritto che non si accetta la carta di credito per acquistare il biglietto e che ancora tantissimi taxi non accettano pagamenti elettronici. Ricordo che a Roma solo in rarissimi casi è possibile pagare con carta il biglietto della metropolitana, che pochissimi uffici pubblici permettono l’uso della carta per pagare imposte e bolli e che in Italia, nel 2014, le banche rapinate sono state 587 (49 al mese, 12 a settimana), in Lazio 59 (5 al mese, più di una a settimana).

Ma forse la Sindaca di Roma ha bisogno che qualcuno le spieghi quanto eccessivo sia il volume di contanti che gira in Italia e quanto costoso sia: quasi il 90% il numero di transazioni effettuate con il cash e un costo procapite annuale che supera i 200 euro a testa.

Invece di tagliare la carta, immagine che evoca solo cose negative, la Sindaca Raggi dimostri a tutti quanto utile sia quello strumento per controllare i costi, per renderli trasparenti in tempo reale, quanto risparmio in tempo e gestione può generare la carta di pagamento. Inviti tutti i suoi cittadini a lasciare a casa i contanti, a non prelevare dal bancomat, a non depositare ogni giorno gli incassi, a non prelevare la pensione tutta in colpo solo, spieghi ai propri cittadini come la tecnologia sia una cosa meravigliosa non solo per andare in diretta su Facebook e magari prenda esempio da Bergamo, vero modello di cashless city per tutti.

Tagliare la carta di credito per dimostrare una politica di risparmio e metterla su Facebook… la prossima mossa? Eliminare le auto blu colorandole di bianco?