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La war on cash di Charlie

hqdefaultSul sito vietnamita Sai Gon Giai Phong si parla di war on cash e del rapporto della State Bank of Vietnam su quanto il Paese sudasiatico sia orientato a una politica cashless. Si tratta di provvedimenti per favorire le transazioni senza contanti al fine di ridurne l’uso nel commercio, migliorare i metodi di pagamento elettronici e controllare l’evasione fiscale. Il piano del Governo vietnamita prevede che entro il 2020, le transazioni in contanti saranno meno del 10% rispetto al totale, proponendosi inoltre di lavorare sullo sviluppo di nuovi metodi di pagamento per le aree rurali e remote al fine di favorire l’inclusione finanziaria e aumentare l’accesso globale ai servizi. Almeno il 70 per cento dei cittadini vietnamiti di età superiore ai 15anni avrà conti bancari entro la fine del 2020, anche l’assistenza sociale e la pensione sarà pagata attraverso metodi di pagamento elettronico.

L’azione verso un paese cashless è rivolta anche all’aspetto infrastrutturale: in Vietnam la tecnologia delle carte di pagamento è ancora quella “swipe”, a banda magnetica, per intenderci (come ancora negli Stati Uniti, tra l’altro), poco sicura e per questo motivo il Governo ha incaricato le banche commerciali a studiare rapidamente un piano per convertire tutte le carte con tecnologia chip&pin.

Stiamo a vedere cosa succederà perché a guardare i numeri sembra che il Vietnam soffra della nostra stessa strategia bancaria, sbagliata: tante carte ma nessuno stimolo all’utilizzo. In italia registriamo infatti oltre 90milioni tra carte prepagate, bancomat e carte di credito, così come il Vietnam con i suoi 111milioni, un numero simile se lo applichiamo al numero di abitanti. Il punto è che i POS vietnamiti sono 254mila, pochissimi, quindi ora devono diffondere accettazione e cultura. Lo stesso problema che abbiamo noi. Solo che loro sembrano più determinati.

Maledetti Charlie!