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Consumo carburante -33% in 10 anni. Ma non è vero.

La lotta al contante è fondamentale per contrastare il mercato illecito dei carburanti che vale oltre 3 miliardi di euro l’anno.

Negli ultimi 10 anni l’Italia registra un -33% di consumo petrolifero contro una media europa del 15,6%. Nel nostro Paese manca la sensibilità ambientale, non abbiamo certo il sistema di trasporto pubblico migliore in Europa e abbiamo un parco veicoli numeroso e piuttosto vecchio (oltre 38milioni di autovetture, 3, 5 milioni di veicoli commerciali e i 60mila autobus – dati Unreae). Non vedo elementi per un abbassamento così importante dei consumi, quindi come si spiega questa enorme flessione del tutto lontana dalla media degli altri Paesi?

Con la frode.

Unione Petrolifera nel 2016 ha stimato un consumo in frode di prodotti energetici pari a oltre 191 milioni di Kg. a fronte di 4,5 milioni sequestrati dalla Guardia di Finanza con oltre 3800 operazioni, una media di poco più di 900 kg per operazione.

Lo strumento magico è la falsa “lettera di intento all’Agenzia delle Entrate: si autocertifica la maturazione di un credito Iva su carburanti col quale poi si acquista e si rivende in Italia, a prezzi di mercato inferiori, benzina e gasolio ovviamente in esenzione di Iva. Un femomeno che arreca un danno enorme all’Italia, togliendo alle casse dell’Erario qualcosa come il 10% dei 35-40 miliardi di euro di gettito prodotto dalle compagnie petrolifere.  A questo si devono aggiungere prodotti adulterati, sabotaggi, contrabbando, ecc.

Non c’è ombra di dubbio che la lotta al contante applicata al settore carburanti potrebbe contrastare moltissimo l’illegalità sempre più diffusa, offrendo strumenti di controllo e trasparenza molto preziosi. C’è da dire che la moneta elettronica ha un suo costo il quale si deve sommare a quelli applicati dallo Stato sottoforma di accise ma non solo, portando la marginalità a livelli molto bassi per chi vende carburanti.

E’ quindi urgente identificare una soluzione legislativa per riportare nelle casse dello Stato i soldi rubati dalle attività crimose e se questo dovesse comportare un quache tipo di vantaggio fiscale per chi promuove gli strumenti digitali di pagamento, non vedo cosa ci sia di male. Del resto stiamo parlando di un comparto che versa una quantità di tasse esorbitante allo Stato, forse è megli0 trovare un modo per sostenere le commisioni sui pagamenti elettronici piuttosto che continuare a farsi rubare milardi dalla criminalità. O no?