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Mobile Payment, l’unione fa la forza.

Il Mobile Payment italiano ha bisogno di un intervento congiunto tra tutti gli operatori per uno sviluppo comune del mercato e del consenso.

Guido Ara, l’Elegante Guido, mediano della Pro Vercelli, nel 1909 ne sparò una destinata a rimanere nei libri di storia: “Il calcio non è uno sport per signorine”. Il “politically correct” non esisteva ancora e poi il tempo gli ha dato pure torto: troppi calciatori maschi frignoni e sempre più donne grintosissime.
Sappiamo bene cosa volesse dire Guido Ara, e ora mi verrebbe da ripeterlo a chi è responsabile di quel radicale cambiamento che vede sul campo di gioco la storica, boriosa e fortissima squadra dei contanti contro i nuovi arrivati che indossano la maglia del mobile payment.

L’Italia è un Paese dove oltre l’80% dei pagamenti è in contanti, dove il limite all’uso del cash sale e scende come le montane russe, dove c’è il livello di frode nelle vendite dei carburanti più alto d’Europa, così come lo è quello del costo della gestione del contante e dell’indice rapine in banca, dove è nata la prima banca e dove nasce la parola “moneta”… e vogliano sperare di vincere la partita con una squadra che… anzi no, ecco il problema… la squadra non c’è! Eh si perché ci troviamo di fronte a una situazione davvero curiosa: i giocatori li abbiamo ma non ci pensano nemmeno a giocare in squadra.

Proviamo a fare ordine: ora tutto passa dallo smartphone, per quanto riguarda il denaro possiamo tranquillamente affermare che non esiste banca che non offra la possibilità di accedere al proprio conto e operare attraverso lo smartphone. Da qualche anno, inoltre, sono comparsi sul mercato dei prodotti che permettono il trasferimento di somme limitate da persona a persona (P2P) in tempo zero a costo zero. Mandare soldi ai figli all’istante per toglierli dai guai dopo una notte brava a Magaluf o dividere i costi per rifare i legamenti al compagno di calcetto 50enne, sono sicuramente cose che fai più comodamente con un mobile wallet, il problema è che questa non è diffusione, ma quasi un “close loop”: un sistema adottato all’interno di una famiglia o di un ristretto gruppo di amici. Una diffusione vera e capillare è tutt’altra faccenda e lo sanno bene Apple, Samsung, Google, Snapchat, i cosiddetti “Over The Top”.

Se vogliamo prendere in mano la partita e provare davvero a vincere, visto che ne abbiamo la possibilità, dobbiamo puntare immediatamente su interoperabilità, pagamento nei negozi (P2B) e gioco di squadra.

Lasciamo da parte un attimo l’interoperabilità.
Ho già parlato di Jiffy, si tratta dello strumento messo a punto da SIA e che permette oggi ai correntisti di 24 gruppi bancari italiani la funzionalità P2P ma solo a quelli di Intesa Sanpaolo e di UBI banca la possibilità di pagare nei negozi. Il punto? A mio modesto parere il punto è che da una parte SIA, pur avendo fatto un grande lavoro abilitando di fatto gli italiani ad essere cashless, non è orientata a stimolare un gioco di squadra tra i vari gruppi bancari che hanno adottato Jiffy. Stimolare significa offrire indicazioni di branding, di comunicazione, di spinta culturale per diffondere l’utilizzo del sistema. Dall’altra le banche che non sembrano molto convinte, a parte le già citate Intesa Sanpaolo UBI che offrono la possibilità cosiddetta P2B, ovvero Jiffy per pagare nei negozi. Cioè: mica penseranno davvero che Jiffy possa decollare solo per la sua funzionalità P2P?
Quindi, speriamo che SIA entri davvero nello spogliatoio, che sia in grado di fare squadra, di convincere i propri giocatori a correre e vincere, perchè mettersi la maglia dell’innovazione, partecipare alle varie conferenze per parlare di fintech, di blockchain, di startup e poi non spendere un solo euro per spiegare non solamente ai propri correntisti, ma tutti i bancabili italiani in quale diavolo di rivoluzione culturale e tecnologica si trovano, bhè è davvero anacronistico.

Ora passiamo ai modelli o alla loro convivenza: che si punti a un sistema centralizzato come per esempio è stato quello di Bancomat o soluzioni tra loro compatibili, non c’è verso di prescindere dall’interoperabilità, cosa che si dovrebbe vedere a partire dal 2018 grazie alla PSD2.

Si ma veloci a capirlo! Perché a questo punto hanno ragione a dire che Satispay può davvero mettere in crisi l’ordine costituito. E ti credo: lasciamo perdere come sono stati accolti nel passato i ragazzi di Cuneo dall’establishment e con quanto timore oggi invece sono guardati, ma se pensiamo che Satispay sta chiudendo accordi a rotta di collo con i merchant (“cosette” come Esselunga), è un attimo ad affermarsi come strumento standard in Italia e in futuro unico interlocutore con gli “Over The Top”.

Ora aspettiamo ICBPI, che non scherza affatto: un management del tutto rinnovato che punta a diventare nel breve il campione dei pagamenti in Italia, disponendo di risorse davvero importanti.