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BITCOIN – SEQUESTRO CRYPT TRADE

Diciamo subito una cosa, il sequestro del sito crypt.trade non c’entra nulla con i bitcoin. Ma vediamo di cosa si tratta: ieri sera poco dopo le 21 le agenzie battono la notizia che il Il Gip di Roma, su richiesta della Procura, ha sequestrato il sito crypt.trade, uno dei più attivi a livello globale nello scambio di criptovalute, tra cui anche i bitcoin. Nel provvedimento, eseguito dal Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, si fa riferimento al fatto che ai risparmiatori, attraverso il sito, venivano garantiti rendimenti mensili tra il 17 e il 29 % e che tali guadagni sarebbero frutto delle operazioni di trading sugli scambi con la criptovaluta. Il sequestro avviene in seguito a un’indagine partita da una denuncia della Consob lo scorso 13 settembre 2017.

Ora, se leggiamo questa delibera, non si fa affatto menzione alle criptovalute, ma ai rendimenti tra il 17,7% e il 29,7% e che il l’affare aveva tutto l’aspetto di un sistema piramidale, uno schema Ponzi per intenderci.

Se il sito avesse promesso alti rendimenti con il petrolio, l’oro o il mais, la notizia non sarebbe stata ripresa come lo è stata oggi dai giornali, ma siccome tali profitti venivano propinati attraverso la speculazione sul mercato delle criptovalute, apriti cielo!

Ho sentito Andrea Medri, co-fondatore di The Rock Trading l’exchange più longevo al mondo, italiano, per capire meglio questa faccenda il quale mi conferma quello che pensavo: “Purtroppo – dice Medri – la diffusione di questa tecnologia ha generato diverse società e persone che ne approfittano per tentare di truffare i consumatori con false promesse. Bisogna sempre prestare la massima attenzione e operare una concreta valutazione del rischio, già vedere che ti promettono quei rendimenti, la dice lunga sulla credibilità di un investimento”.

Chi mi conosce sa che non ho una passione smodata per il mondo bitcoin in generale, lo considero uno strumento speculativo e basta, ma questo non significa che debba essere demonizzato e soggetto quotidianamente alle storture di giornalisti che cercano solo click.