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Fondazione Barilla: serve una rivoluzione alimentare. Milano all’avanguardia.

Anni fa quando cominciai a occuparmi di strumenti digitali di pagamento incontrai il responsabile del Supermercato della Solidarietà a Roma, un prete testardo e frenetico che aveva inventato un supermercato per i poveri i quali potevano pagare il cibo attraverso una carta pre caricata con “token” che la Caritas assegnava in base alla dimensione del nucleo famigliare e alla situazione economica. Un antesignano del cashless.

Oggi quindi mi fa piacere tornare a parlare di questo argomento, anche se tocca solo marginalmente il mondo dei pagamenti e l’occasione è la Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare (www.sprecozero.it) fissata il prossimo 5 febbraio 2019.

L’eccellenza italiana è Milano, città storicamente molto sensibile al sociale e all’accoglienza, che si è data come obiettivo il taglio gli sprechi alimentari del 50% entro il 2030, visto che abitudini sbagliate di acquisto di cibo (e il relativo consumo) da parte delle famiglie contribuiscono per oltre il 40% alle eccedenze alimentari. Eccedenze che, se eliminate, permetterebbero a ciascuna famiglia di risparmiare circa 450 euro l’anno. Inoltre, sempre per favorire la lotta allo spreco, il capoluogo lombardo ha puntato sulla riduzione delle tasse (fino al 20%) per tutte quelle realtà (supermarket, ristoranti, mense) che hanno donato ad enti di beneficienza il cibo che altrimenti sarebbe andato sprecato. Il provvedimento ha portato al recupero di circa 840 tonnellate di cibo nei primi sei mesi! 

Per raggiungere l’obiettivo del taglio agli sprechi, il Milan Food Policyorgano nato da un Memorandum di intesa tra il Comune di Milano e Fondazione Cariplo che col loro lavoro hanno individuato 10 aree di intervento “critiche” – coordina una vasta gamma di azioni, tra cui alcune dedicate alla sensibilizzazione dei cittadini, compresi quelli più piccoli.

INFOGRAFICA_SPRECO 2019Anche la tecnologia viene coinvolta in azioni contro lo spreco alimentare attraverso lo sviluppo di innovazioni digitali, come nel caso delle etichette elettroniche nella grande distribuzione (per esempio quelle che utilizzano l’identificazione a radiofrequenza, – RFID) che permettono di monitorare a distanza la corretta temperatura degli alimenti, evitando di sprecare inutilmente prodotti, ma anche l’utilizzo di sensori intelligenti per misurare la tipologia e la quantità di sprechi nel settore della ristorazione, consentendo ai proprietari di fare interventi anti-spreco mirati e precisi. Un caso virtuoso è quello di Winnow, start-up che ha introdotto un sistema per la mappatura, quantificazione ed analisi degli sprechi nella fase di preparazione del cibo. Inoltre, non vanno dimenticate, tutte quelle applicazioni che consentono di comunicare in tempo reale (per esempio attraverso il proprio smartphone) la disponibilità di alimenti in eccedenza, consentendo così anche alle persone di poter fare la loro parte. 

Ma quanto è grande lo spreco alimentare? Per snocciolare qualche dato ci viene in aiuto BCFN, Fondazione Barilla for Food & Nutrition che in previsione del 5 febbraio ha diffuso numeri davvero impressionanti: ogni anno sprechiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, un terzo della produzione mondiale numero che salirà a 2,1 miliardi di tonnellate entro il 2030, con ulteriori danni a livello sociale, economico e ambientale. E in Italia? Il 2% del cibo prodotto si perde ancora prima che arrivi nelle nostre tavole mentre sono 65 i kg che ogni anno ogni italiano getta nella spazzatura. L’allarme lanciato dalla Fondazione Barilla è serio perchè con questi numeri siamo davvero distanti dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 dell’ONU ed è proprio Anna Ruggerini, il direttore operativo della Fondazione barilla a spiegarlo: “Il 30% dei cereali prodotti, il 35% del pesce pescato, il 45% di frutta e verdura coltivata, il 20% dei prodotti lattiero-caseari e il 20% della carne vengono gettati ogni anno. Un danno per il Pianeta economico e sociale, visto che con 1/4 di quel cibo potremmo sfamare i circa 821 milioni di persone nel mondo che non hanno possibilità di mangiare. Questo dimostra l’urgenza di dar vita a una rivoluzione alimentare, che passi però da azioni concrete e da una adeguata educazione che ci aiuti a prevenire questo fenomeno”.