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Cashless – I pagamenti digitali e il boost del Covid 19: ecco il World Payments Report 2020

Che siano fast, easy o invisible i pagamenti digitali godono, a dispetto dei tempi, di una salute invidiabile. Mentre flettono le economie, personali, industriali e nazionali, i sistemi cashless, dopo decenni di crescita a singhiozzo e a macchia di leopardo, sono in piena fioritura: nascono nuovi prodotti, le autorità di regolamentazione e i governi stanno spingendo sulla standardizzazione e sull’interoperabilità tra sistemi per consentire un dialogo globale, nuove direttive antiriciclaggio stanno sviluppando potenti anticorpi per la sicurezza informatica e le persone cominciano a rendere quotidiani gesti come l’avvicinare il proprio smartphone a un tornello di metropolitana per pagare il biglietto e accedere ai mezzi.

In una sorta di paradosso, che poi a ben guardare tanto paradosso non è, la recente e attualmente in corso pandemia di Covid 19, oltre a contrarre libertà, salute, socialità, lavoro ed economie, ha responsabilità dirette anche sul modo di gestire la nostra vita, a partire proprio da una delle principali e più antiche modalità di relazione tra le persone: il denaro. Il sentore di un’improvvisa accelerazione nella senilità del contante l’abbiamo avvertito tutti in questi ultimi mesi, pagando la spesa online con la carta di credito o il corso di ceramica su Zoom con Paypal, ma la certificazione e le dimensioni di questa transizione stanno tutte nell’appena pubblicato World Payments Report 2020 di Capgemini, interamente dedicato al rapporto tra Covid 19 e sistemi di pagamento.

Il panorama di riferimento prospettato dal report, su stime del Fondo Monetario Internazionale, è questo: allo stato dell’arte, la pandemia scatenerà una contrazione di oltre il 5% del PIL globale, molti mercati scivoleranno nella recessione, i volumi del commercio mondiale diminuiranno di oltre il 13% nel 2020, per poi effettuare un rimbalzo del 5,3% nel 2021. Stime decisamente ottimistiche che, comunque, portano in emersione i danni strutturali alle attività economiche, la diminuzione del reddito pro capite e, al contrario, una tenuta solo di alcuni, pochi, specifici mercati come quello farmaceutico, quello delle telecomunicazioni e quello relativo alla vendita al dettaglio di prodotti essenziali.

In questo contesto, i pagamenti digitali rappresentano un motore interessante di controtendenza: il report stima, infatti, che il tasso composto di crescita annuale (CAGR) per le transazioni non-cash arriverà a segnare una crescita del 12% a livello globale nel periodo 2019-2023, tenendo conto che le transazioni globali non-cash sono già aumentate di quasi il 14% nel periodo 2018-2019 toccando, con 708,5 miliardi, il tasso di crescita più alto registrato nell’ultimo decennio. Dettagliando la fotografia del mercato con una suddivisione in aree geografiche, si può anche notare come l’Asia-Pacifico abbia ormai superato l’Europa e il Nord America diventando il leader 2019 in termini di volume delle transazioni non-cash con 243,6 miliardi. Il tutto grazie, soprattutto, all’incremento esponenziale nell’utilizzo degli smartphone, al boom dell’e-commerce, all’adozione dei digital wallet e dalle innovazioni nei pagamenti mobile e tramite QR code, in modo privilegiato in quei mercati del sudest asiatico che hanno registrato una crescita del 31,1%.

Si tratta, in sostanza, di una vera e propria migrazione dal cash verso il digitale che coinvolge non più quasi esclusivamente i giovani/giovanissimi e nativi digitali: alla domanda “Come sono cambiate le tue abitudini di pagamento prima e durante pandemia e lockdown?”, non solo una percentuale del 61% degli under 23 ha dichiarato la propria transizione all’immateriale ma anche il 51% dei 40/50enni e il 41% sopra i 51 anni lo ha fatto. Le persone stanno riducendo l’utilizzo dei contanti grazie a una maggiore dimestichezza con le tecnologie e all’espansione delle possibilità, oltre che delle opportunità, offerte dai nuovi player nella galassia dei sistemi di pagamento. Mai come in questo periodo di pandemia, anche grazie al maggior tempo a disposizione per le scelte personali, si è registrata un’attenzione e una propensione verso le novità, almeno dal punto di vista delle modalità di fruizione dei consumi: dal report emerge che, ad aprile, più del 38% delle persone coinvolte nell’indagine ha dichiarato di aver scoperto un nuovo provider di pagamenti durante il lockdown. Inoltre, il 68% degli intervistati ha indicato come metodo di pagamento preferito, durante la crisi sanitaria,  l’internet banking, seguito dalle carte contactless con il 64% e dai digital wallet con il 48%. Numeri che diventeranno ancora più consistenti, secondo il report: gli utenti dei digital wallet passeranno dai 2,3 miliardi del 2019 ai 4 miliardi entro il 2024, ovvero il 50% della popolazione mondiale. Inoltre,  quelli che vengono definiti come pagamenti invisibili (fondati sulla biometria, la realtà virtuale o le tecnologie blockchain) e in corso di sperimentazione per esempio negli store Amazon Go e Uber, puntano a raggiungere un CAGR, il Tasso Composto di Crescita Annuale, del 51% nel periodo 2017-2022. In pieno decollo verticale sono anche i pagamenti tramite quelle da alcuni anni vengono chiamate banche challenger, attive in tutti i paesi con oltre 60 milioni di clienti: non hanno filiali né fisiche né online, ma mettono a disposizione i propri servizi unicamente attraverso app e smartphone. Per loro il report prevede una crescita di un ulteriore 50% a stretto giro di posta. La catena della progressione nei sistemi non materiali di pagamento è rappresentata al meglio dalle risposte a un altro quesito posto dal report, ovvero se e quali altri strumenti di pagamento, rispetto agli usuali, siano stati sperimentati dalle persone durante la crisi generata dal Covid 19: il 41% degli adepti del contante hanno provato una carta contactless, il 35% di coloro che già ne possedevano una è passato a un digital wallet e il 27% di quanti già avevano dimestichezza con il denaro elettronico ha provato sistemi di pagamento basati sul QR Code. Segno che non solo è in atto uno spostamento dal cash verso il digitale ma anche che, al suo interno, si sta procedendo verso la smaterializzazione della stessa plastica in favore di transazioni via smartphone sempre più articolate come, appunto, quelle invisibili.

Ci troviamo, quindi, dentro un mercato segnato dal cambiamento e moltiplicato nelle sue stesse possibilità ma che, sull’altra sponda del mare, quella degli operatori di settore, presenta il conto di questa corsa in avanti e lo fa in termini di rischi. L’87% dei dirigenti aziendali intervistati evidenzia, infatti, quanto la probabilità di incorrere in vulnerabilità dal punto di vista informatico sia elevata. La pandemia e la conseguente recessione dei mercati e delle economie ha prodotto un aumento nel rischio di attacchi informatici, oltre che nelle attività connesse al riciclaggio di denaro e nel finanziamento di organizzazioni terroristiche. Per questo le aziende si sentono maggiormente esposte a problematiche relative alla cybersecurity (per il 42% degli intervistati), alla regolamentazione (per il 37%), all’operatività (per il 35%) e al business (per il 30%). Alla richiesta di quali priorità guideranno la trasformazione aziendale nei prossimi 2/3 anni, i dirigenti coinvolti hanno, in proposito, puntato il dito proprio sulla diminuzione dei rischi informatici (65%) e sull’equiparazione delle regole nazionali (73%), dietro solo all’innovazione tecnologica (79%). Come, proprio all’interno del report, spiega il Direttore Generale dell’European Payments Council Etienne Goosse: “La sicurezza è un elemento chiave della fiducia nei pagamenti e deve essere affrontata collettivamente. Le minacce esistenti e potenziali sono un invito all’azione per collaborare con iniziative volte a combattere la criminalità e le frodi“. La necessità, ora, è che banche e società di pagamento migliorino i servizi per quanto riguarda le integrazione API (i protocolli con i quali vengono realizzati e integrati i software applicativi) e il risk management, oltre che possano intervenire sul tracciamento in tempo reale dei pagamenti. Insomma, ciò che si auspica è che i sistemi di back-end delle banche tengano il passo con l’esplosione dei front-end digitali, sia formando capacità interne sia sviluppando, per il 60% dei dirigenti bancari intervistati, collaborazioni con terze parti lungo tutta la catena del valore.

Il mondo dei pagamenti sta cambiando e stanno imponendosi standard globali come l’ISO 20022 per lo scambio elettronico di dati tra istituti finanziari. Per questa ragione gli investimenti nei sistemi di back-office delle banche vengono indicato dal report come essenziali. Inoltre, l’adozione del cloud e la standardizzazione dei sistemi dovranno stimolare le banche e le istituzioni finanziarie a ripensare la loro strategia, soprattutto per quanto riguarda il modo in cui progettano e costruiscono le loro infrastrutture di pagamento.

Il report porta in emersione un cambiamento, accelerato dal Covid 19, che ora si presenta alla prova della tenuta nel tempo. Per comprendere in che fase storica ci troviamo: superata la fase Abide in cui le aziende offrivano strumenti standard di pagamento, siamo senz’altro passati nella fase Adopt, quella in cui le aziende assumono iniziative tecnologiche efficienti per assecondare i parametri di conformità e aprire a nuove possibilità di mercato. In attesa della piena affermazione dell’ultima fase, la fase Adapt, quella in cui le imprese adattive abbracciano con entusiasmo i processi tecnologici per allinearsi pienamente alle esigenze dei propri clienti e offrire loro sistemi di pagamento che hanno il valore aggiunto del coinvolgimento.